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  • Benvenuto a chiunque si interessi a questo sito se mosso dalla ricerca incessante del progresso e dal coraggio della curiosità, orientate al miglioramento della qualità della vita degli anziani e delle persone fragili, non autosufficienti - non abili.
  • Qui troverete alcune proposte innovative, idee ed esperienze nate dalla integrazione fra conoscenza scientifica e progettualità applicata sul campo per oltre 20 anni nel settore della migliore vivibilità nelle strutture residenziali e diurne complesse, sia per gli utenti che per gli operatori e le famiglie.
"...Il paradigma medico-biologico non è in grado di interpretare compiutamente il bisogno multidimensionale dell'anziano fragile. Per curare gli anziani abbiamo bisogno di una medicina del territorio che segua l'anziano in maniera integrata e continuativa".
Agli inizi del secolo scorso c'era un anziano ogni venticinque italiani.  Il calo dell'indice di fertilità della donna ed il prolungamento della durata della vita hanno fatto sì che oggi in media un italiano su cinque abbia più di sessantacinque anni.
I nati del baby-boom della metà del secolo scorso hanno ulteriormente incrementato la quota degli anziani nella società, espandendo soprattutto il segmento degli ultraottantenni. Nel 1951 gli ultraottantenni erano 612mila, oggi sono 2,4 milioni.

Per ripensare una società che includa l'anziano è necessario tenere presente le caratteristiche del soggetto e la tipologia dei bisogni che esso esprime. Poiché il processo biologico dell'invecchiamento comporta la perdita di strutture e funzioni dell'organismo, si configura una "normalità" dell'anziano diversa da quella del giovane. L'anziano è portatore di più malattie croniche, causa di disabilità o non autosufficienza totale o parziale per il 30-20% dei soggetti.

Con l'invecchiamento della popolazione cambia non solo la nosografia ma anche il concetto di salute. Poiché quattro persone su cinque in età avanzata presentano uno o più disturbi cronici (deficit cognitivo, difficoltà alla deambulazione, dolore articolare, insufficienza respiratoria, turbe del ritmo cardiaco, alterazione del ritmo sonno-veglia, incontinenza, etc.), salute negli anziani non significa semplicemente assenza di malattia.

Altre componenti entrano a fare parte del quadro: un peso notevole assumono lo stato psico-affettivo ed il rapporto sociale. Ciò emerge anche dalla Classificazione internazionale dell'Organizzazione Mondiale della Sanità sullo stato di salute o di malattia, secondo la quale i fattori contestuali, ambientali (il luogo di vita e di lavoro, i servizi sociali, le agenzie governative, i trasporti, le regole formali ed informali, le ideologie prevalenti) e personali (l'età, il sesso, la scolarità, gli stili di vita, le abitudini, il livello sociale e i soprattutto rapporti interpersonali e interfamiliari), svolgono un ruolo importante nel determinare la qualità della vita..."


Riteniamo nostro compito principale contribuire alla realizzazione di strutture residenziali e diurne pensate, progettate e organizzate interamente attorno all' ANTHROPOS, attorno all'Uomo inteso come parte integrante della Natura, mentre dialoga con essa, nel suo riprodursi incessante.



"Os homini sublime dedit, coelumque tueri Iussit et erectos ad sidera tollere vultus"
(Ovidio: Metamorf., lib. 1, fav. 1)

Ha dato all’uomo un viso sublime, e volle che guardasse il cielo e che sollevasse lo sguardo in alto verso le stelle”




AGGIORNAMENTI

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Farmaci capaci di bloccare i recettori dell’Endotelina 1
 sono utili anche per la terapia contro l’Alzheimer
di Maurizio Mori
 
In occasione del congresso “Aggiornamento in Neuroscienze e Sclerosi Multipla”, svoltosi recentemente all’Hotel Melia di Roma è stato denunciato che nel nostro Paese i malati di Parkinson sono 250mila, quasi il doppio quelli di Alzheimer che sono circa 500.000. Per quanto riguarda il Parkinson, l'incidenza aumenta sensibilmente dopo i 65 anni: addirittura 1 persona su 100 è colpita dal morbo. Il congresso ha fornito importanti ragguagli sulla situazione della ricerca, con gli ultimi ritrovati nella cura di pazienti affetti da morbo di Parkinson e Alzheimer. I ricercatori dell’Università di Bristol hanno scoperto che l’enzima(ECE-2) convertente l’endotelina 2 è in grado di causare la riduzione del flusso sanguigno cerebrale che si verifica nei malati di Alzheimer favorendo la progressione della patologia. La malattia di Alzheimer è la più diffusa causa di demenza al mondo ed è caratterizzata da sintomi come la perdita di memoria ed il disorientamento spazio-temporale. Le anomalie del tessuto neuronale associate alla patologia sono la formazione di densi aggregati, disposti intorno ai neuroni, composti da una proteina detta beta amiloide e da ammassi di fibre proteiche all’interno delle cellule nervose. Su uno studio, pubblicato sulla rivista “American Journal of Pathology” è stata esaminata la presenza, nella corteccia temporale, di ECE-2 in pazienti colpiti dal morbo di Alzheimer, in quelli affetti da demenza vascolare e in persone sane. I risultati hanno mostrato che la sovrapproduzione di ECE-2 è riscontrabile solo nei malati di Alzheimer mentre in quelli affetti da demenza di altro tipo la quantità rintracciata è esigua come quella dei tessuti non malati. Secondo i ricercatori ECE-2 è in grado di favorire, modificando un precursore inattivo, la formazione dell’endotelina 1 che è un potente vasocostrittore. La scoperta dell’azione dell’enzima ECE-2 suggerisce che i farmaci bloccanti i recettori per l’endotelina 1, usati per curare altri tipi di patologie, possano essere impiegati anche nella terapia contro l’Alzheimer, riducendo lo sviluppo delle placche amiloidi.

ATTUALITA'
LA CRISE DES BANLIEUES

Les difficultés causées par la crise internationale aux habitants des quartiers et des zones urbaines plus sensibles en France, dont la situation de l’emploi et de la dégradation qui en est suivie restent le symbole le plus éclatant, à été analysée par le rapport 2010 de l’Observatoire national des zones urbaines sensibles et par une enquête menée par l’Inter-réseaux des professionnels du développement social urbain (IRDSU). Deux documents très importants qui montrent comme les habitants des Quartiers et des Villes qui ont particulièrement souffert socialement et économiquement soient obligés maintenant a faire face aux difficultés qui dérivent des politiques publiques qui ne semblent pas trouver la capacité de lutter contre les causes profondes de leur situation. Le désengagement de l’Etat est chaque jour plus évident la ou les services publiques, qui étaient jusqu'à hier garantis pour la majorité des citoyens, viennent maintenant privé des ressources nécessaires causant une évidente dégradation non seulement dans les domaines plus importants comme l’éducation, la santé, la sécurité, la justice ou l’accès à l’emploi, mais surtout dans les services de droit commun. L’action politique, sociale et financière de l’Etat ne semble plus être capable non seulement de pouvoir donner les impulses nécessaires pour le soutient des projets de développement locaux mais aussi de soutenir les difficultés des bassins productifs et économiques existants, qui sont repliés sur eux même. Ce cadre met en évidence comme en fait il se produit un recul de la Démocratie et de la participation sociale et politique des citoyens suite a la progressive pauvreté des habitants des Quartiers qui sont obligés a réduire leurs capacités productive, leurs atouts et leurs savoir faire, acquis après plus de 40 ans de travail et d’expérience formée avec succès directement sur leur territoire et sur les marcher. La difficile situation des banlieues se fait aujourd’hui encore plus évidente, avec le risque que les mécanismes de radicalisation de l’exclusion, de la discrimination et de la ségrégation vers les pauvres, les jeunes, les femmes et les immigrés    s’épandent verticalement en causant la disparition du tissu social historique. Le Gouvernement ne semble absolument pas être capable de répondre a ces graves problèmes et dernièrement il à renvoyé a plus tard les réformes et le débat qui seraient nécessaires en ce moment. Il est nécessaire en ce moment de parvenir a une action de relance très forte des politiques de la Ville encadrée dans des objectifs immédiats:

-une relance de la politique de l’emploi en mettant en avant la prévention et la lutte contre les discriminations.   

– la préservation des services publics et moyens de droit commun dans les quartiers, avec une attention pour les collectivités les plus en difficulté, avec un Welfare State moderne et inclusif.

– un renouveau de la démocratie participative et de la confiance faite aux habitants et aux acteurs locaux

- un changement d’orientation politique est nécessaire pour ne pas renforcer les mécanismes de ségrégation, d’exclusion, de discrimination et de rejet.

– le renforcement de la solidarité entre villes par la construction massive de logements sociaux, et par une avancée de la réforme de la péréquation financière entre villes riches et villes pauvres

– le rééquilibrage de la politique de prévention de la délinquance.

 

 

 

Mais comme soutiennent les professionnels de IRDSU, 

» il est également nécessaire d’ouvrir le débat de fond sur l’avenir des quartiers et de la ville en général, car c’est en croisant l’expérience de la politique de la ville et du développement durable, comme ont commencé à le faire certaines communes, que les quartiers populaires peuvent devenir le laboratoire de la ville durable de demain, participative et solidaire, respectueuse des équilibres en son sein et entre territoires, garante des solidarités entre les populations et les générations, protectrice de l’environnement, soucieuse d’un développement économique au service de l’homme et s’appuyant sur le pouvoir d’agir de ses citoyens ».

 
 



 
 



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